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giovedì 17 maggio 2012

ORRORE al Palio di Calascibetta (Enna): cavallo si squarcia il torace

Questo post di oggi non è per siciliani deboli ... Ci vogliono stomaci forti e soprattutto cervelli allenati all'intelligenza per capire che la strada dell'emancipazione e del progresso della nostra terra passa anche dal combattere  tragedie assurde come questa:



Da Siciliani come possiamo pensare di essere considerati un popolo civile se permettiamo ancora simili vergogne? Oggi non parliamo di corse clandestine ma di una manifestazione "autorizzata" (da chi?) e persino "storica" della provincia di Enna, il cosiddetto Palio dei Berberi di Calascibettaun'antica tradizione che si vuole far risalire agli Arabi, o "berberi", e che ancora oggi si corre spingendo i cavalli al galoppo lungo uno stradone rettilineo. In questo filmato agghiacciante la manifestazione del 6 settembre 2009 che vide il grave ferimento di un animale (ignota ne è la successiva sorte ...) ed infinite polemiche sul rispetto delle normative, sulla idonea o meno transennatura del percorso, sul fondo della pista se asfaltato, ghiaioso, sabbioso ... bla bla bla. Ad oggi continua la "storica" tradizione, con il rischio di ferire o uccidere altri cavalli, anzi, tra squilli di trombe e rulli di tamburi ci risulta che nel 2010 si provvedeva a bandire nuova e più ricca gara, come se niente fosse successo l'anno prima ... C'è modo di rivedere questo antico costume per essere ammessi con dignità e valore, come Siciliani, nel consesso dei popoli civili?

sabato 5 maggio 2012

Storie tristi di Sicilia ...


Catania, 1974. Bambino, in auto con mio padre, capì per la prima volta cosa fosse veramente il dolore ...
Una strada di campagna lungo le pendici dell'Etna, salite e discese di pietra lavica, un nastro nero che si snoda tra la "sciara", i vigneti, le zagare. Io perso nei miei pensieri come può esserlo solo un bimbo di 8 anni ... Ad un tratto la strada bloccata, una folla incomposta e sudata, apparsa alla vista all'improvviso dietro una curva, come dal nulla, ci obbliga a fermarci. Personaggi tipici della peggiore specie affollano la vista intorno a noi e ci impediscono volutamente di passare: "stamu currennu chii cavàddi!" ... Come? Cosa? Una corsa di cavalli in mezzo alla strada?
Si, "corse clandestine" le chiamano, ancora oggi, le Istituzioni ... quasi ad edulcorare un vero e proprio massacro. Un giro di affari che frutta alle mafie diversi milioni di euro all'anno, soprattutto in scommesse. Ma torniamo agli occhi di un bimbo, ai suoi pensieri interrotti da quella novità improvvisa. Ad un tratto l'urlo, dalla folla o dal "fantino" non è possibile dirlo, poi, tremendo, lo schianto di un animale contro un'auto grande, parcheggiata lì vicino ... in curva. Il ragazzo sul calessino, un bruno scarno e piccolo, cade catapultato sulla macchina di fronte, ma lui sa come precipitare giù senza farsi danno. Certo, gli sarà capitato tante altre volte ... Quello che invece resta a terra agonizzante, ferito a morte dalla stupidità dell'uomo è lui, un bel purosangue fulvio che dominava la corsa ed ora non riesce neanche a muovere il capo tra le grida della calca che lo circonda. E' spacciato e lo sa, lo sente d'istinto, come può sentirlo ogni animale che si trovi a morire per la nostra cieca barbarie distruttrice.
Mai più, nella nostra terra ... in Sicilia. Fermiamo i criminali.